Mi sveglio alle sette, pronta per affrontare una giornata che so già essere speciale. Daniel è rientrato dopo aver portato fuori il cane e ha preparato la colazione: caffè, latte e quattro croissants ancora tiepidi. Mi offre anche due confetture fatte in casa, una di melone già iniziata che finisco volentieri e una di kiwi ancora intatta. È un gesto semplice, ma pieno di cura. Ora sono davvero pronta per incamminarmi lungo la quarantunesima tappa, da Azereix a Lourdes.
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▶️ Percorso 3D
Mi accompagna in auto al punto di partenza della tappa. Il mio scarso senso dell’orientamento in contesti urbani non mi fa capire subito che mi sta risparmiando qualche chilometro di asfalto. Me ne accorgerò solo la sera, quando rivedrò i dati dell’itinerario. Un piccolo dono inatteso, che si aggiunge all’emozione di questa giornata.

Da Azereix a Lourdes, una mattina di luce e di attesa
La mattinata scorre tra lunghi tratti pianeggianti e rettilinei. Per la prima volta in questa fase del cammino posso recitare i misteri luminosi: una settimana fa, essendo in Francia la festa dell’Ascensione, avevo pregato i gloriosi. Oggi tutto sembra allinearsi alla luce.
A Bartrès, convinta di trovare l’ennesima chiesa chiusa, entro invece nel mezzo di una messa per una scolaresca. Silenzio il cellulare, lascio zaino e bastoncini vicino all’ingresso e mi siedo accanto a una suora. Esito sulla comunione: sono arrivata tardi, mi sento un’intrusa. Ma nel cuore so di essere attesa. La suora mi guarda, sorride e mi fa cenno di andare. Mi alzo e raggiungo l’altare, ultima della fila.
Dopo la messa visito la chiesetta e accendo una candela per tutte le intenzioni affidatemi. Arriva un gruppo di anziani; la suora espone una reliquia di Santa Bernadette e un foglio autentico con una delle sue prime lezioni di scrittura. Non capisco tutto, ma comprendo abbastanza da sentirmi parte di qualcosa di più grande.
Timbrata la credenziale in Comune, riprendo il cammino lungo il Chemin de Bernadette. È come se lei stessa mi aspettasse per accompagnarmi fino al santuario.

Da Azereix a Lourdes: il primo sguardo sul santuario
Il santuario appare dall’alto, dalla riva opposta del Gave de Pau. Scendo, attraverso il ponte e in pochi minuti raggiungo la Porta di San Michele. Cammino allegra lungo il viale che mi avvicina alla conclusione della tappa e della terza fase del pellegrinaggio.
Ho unito con i miei passi Sant’Anna di Vinadio e Lourdes, due luoghi che porto nel cuore. In 41 tappe ho percorso circa 1100 chilometri. Ora ho un giorno e mezzo per gustare la meta e lasciare che le emozioni trovino spazio.
L’ufficio accoglienza sta chiudendo per la pausa pranzo, quindi rimando. Anche per me è ora di mangiare. Attraverso la Porta di San Giuseppe e mi avvio “a sentimento” in cerca di cibo. Il primo locale è pieno, il “Supermarket” è in realtà un negozio di articoli religiosi. Proseguo finché non trovo una zona con diversi ristoranti. Come sempre, non mi fermo al primo: prima guardo, poi scelgo.
Entro in un locale delizioso e ordino un hamburger con una Coca Cola fresca. Apprezzo anche il litro d’acqua gratuito, ormai una piacevole abitudine francese. Allettanti le coppe gelato ai tavoli vicini, ma rimando.

Da Azereix a Lourdes: la Grotta, un incontro che scioglie il cuore
Rientro al santuario senza immaginare ciò che proverò. Mi avvicino alla Grotta di Massabielle nel momento meno affollato. Non ho ancora girato l’angolo che già piango. Due donne sono inginocchiate davanti alla fontana; mi metto accanto a loro, appoggio i bastoncini e prego. Con le mie parole, con le intenzioni affidate, con il pensiero ai miei adorati Giovanni e Chiara.
Poi vado nella zona dei ceri. Mi sorprende la varietà di misure. Ne scelgo alcuni per adempiere alle richieste ricevute, li accendo e resto in silenzio. Non scatto foto: il momento è troppo raccolto per essere interrotto.
Torno all’ufficio accoglienza, ricevo i timbri e un foglio con orari e attività. Tra oggi e domani vivrò quasi tutto ciò che Lourdes propone.
In albergo scopro di aver prenotato una stanza in un ex convento dove soggiornò anche Santa Bernadette. Mi assegnano una camera migliore di quella economica prenotata. Lo prendo come un dono per il cammino compiuto.

La processione eucaristica a Lourdes
Dopo una doccia e un po’ di bucato, torno al santuario. Alle 17 parte la processione eucaristica dal Podium. Passano gruppi con stendardi, ammalati spinti da giovani volontari, tanta sofferenza addolcita dall’amore. Seguo la processione fino alla basilica sotterranea di San Pio X, immensa, simile alla carena di una nave rovesciata. Viviamo un lungo momento di adorazione, concluso dalla benedizione eucaristica impartita settore per settore.
Il rosario in italiano alla Grotta è già iniziato, quindi vado alla cappella di San Giuseppe per partecipare alla celebrazione di don Gerardo Bacco.
Poi cerco un posto per cenare: lasagna alla bolognese, insalata, torta al limone e Coca Cola. Infine acquisto i souvenir: braccialetti, rosari, calamite, boccette del Giubileo, strofinacci.
Alle 21 partecipo alla fiaccolata internazionale. L’Ave Maria risuona in tutte le lingue, ma non mi sento confusa. È un fiume di fede che scorre verso la basilica.

Ogni pellegrinaggio porta con sé un mistero: si parte per raggiungere un luogo, e si arriva scoprendo qualcosa di sé. A Lourdes ho trovato lacrime che liberano, volti che custodiscono speranza, gesti che parlano d’amore. Porto con me tutto questo come un dono prezioso, sapendo che la strada continua, e che la luce incontrata oggi saprà guidarmi anche domani.
📝 Consigli avventurosi
La tappa da Azereix a Lourdes ha uno sviluppo di 16 chilometri e un dislivello positivo di 420 metri.
Ho pernottato presso l’Hôtel de Nevers concludendo qui la terza fase del mio pellegrinaggio da Sant’Anna di Vinadio a Santiago.
Ho pranzato presso la brasserie dell’Hotel Saint Sauveur.
🧭 Itinerario
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