interno della chiesa di Saint-Laurent a Ibos
Taccuino

Il canto del pellegrino

Alle sei sono già sveglia, anche se il corpo reclama ancora riposo. Rimango a letto un’ora, lasciando che la stanchezza si sciolga piano. Alle 7.02 mi alzo e mi preparo per affrontare la quarantesima tappa, da Maubourguet a Ibos.

▶️ Percorso 3D

Poco prima delle 7.30 scendo nella sala da pranzo, già apparecchiata. Anouk è in cucina, ancora in vestaglia, ma con quella naturalezza che solo l’ospitalità vera sa avere. Mi chiede se desidero caffè e latte. Le spiego che in Italia abbiamo il cappuccino. «Avec la crème», aggiunge lei sorridendo.

Mi domanda se ho bisogno del timbro. Corro subito a prendere le credenziali per non rischiare di dimenticarmi. Lo fa con la cera, e posso scegliere il colore tra tantissime tonalità. Scelgo il rosa.

Mangio un croissant con una delle confetture a disposizione. Anouk porta anche acqua, succo di mela e delle piccole crêpes che adoro. Su quella grande spalmo il miele, su due più piccole la confettura. Ne prendo ancora una. Mi porta altro caffè e altro latte. Aggiungo qualche fragola fresca.

lentamente mi lascio Maubourguet alle spalle
lentamente mi lascio Maubourguet alle spalle

Da Maubourguet a Ibos, tra campi e foreste

Poi vado a prepararmi. Indosso subito il poncho: il meteo è variabile e le auto, poco prima, avevano i tergicristalli in funzione. Raggiungo la cucina con le scarpe in mano. Anouk mi apre la porta, mi mostra la direzione: «Toujours tout droit». Sempre dritto.

M’incammino felice verso la tappa più lunga di questa fase, una delle più lunghe di tutto il cammino. Controllando meglio la mappa mi rendo conto che l’idea di accorciarla passando sull’asfalto è assurda: anzi, sembra pure più lunga.

Dopo undici giorni di cammino ho la preparazione fisica per affrontare una tappa così. E poi, per noi nipotini di Sant’Anna, fare tanti chilometri in un giorno è quasi una tradizione devozionale.

La tappa è impegnativa ma ricchissima: campi di grano, mais, girasoli ancora senza fiori; poi foreste infinite che tagliano le colline. I paesi hanno le chiese chiuse: nessun luogo per fermarmi a pregare, nessuna boulangerie per un timbro o un pezzo di pane. Mangio una barretta proteica in una piazzola tra bosco e strada. Metto via il poncho, apro le cerniere laterali del guscio. La natura mi avvolge e mi coccola, e io le sono grata.

oggi il meteo è variabile
oggi il meteo è variabile

Da Maubourguet a Ibos, tra silenzi, fango e gratitudine

In alcuni tratti il fango è insidioso. Cammino con cautela. Nella foresta individuo sulla mappa un punto in cui attraverserò la strada asfaltata: decido che lì mangerò la seconda barretta. Tolgo il guscio, ripiego la cover, avanzo veloce lungo interminabili tratti pianeggianti. Incrocio moto da enduro: le sento da lontano e mi sposto.

I cartelli che indicano il tempo per Ibos mi confortano: di solito sono più veloce delle previsioni. Sto dando molto, ma mi sono organizzata così per avere una tappa più facile domani.

A cinque chilometri dalla fine mi chiama Daniel, il volontario che mi ospiterà. Sto salendo nella foresta. Mi spiega che poi arriverà il piano, poi la discesa, e alla fine l’area verde: da lì due chilometri alla città. Cammino nell’erba. In fondo al rettilineo vedo un uomo col cane. Quando gli passo accanto mi canta la canzone dei pellegrini di Santiago. Sorrido. Non capisco subito che sta aspettando proprio me. È Daniel.

un po' di cielo azzurro
un po’ di cielo azzurro

A Ibos nella chiesa aperta solo per me

La macchina è all’uscita dell’area verde. Mi chiede se voglio vedere la chiesa di Saint-Laurent. Ci andiamo. Mentre la contemplo da fuori, Daniel va a prendere le chiavi. Dentro è bellissima. Tra i volti noti trovo un Gesù Bambino di Praga, Sant’Antonio da Padova e San Francesco d’Assisi uno di fronte all’altro. C’è anche una Madonna di Lourdes sotto cui accendere una candela. Prego con le mie parole, affidando tutte le intenzioni che porto nel cuore.

Daniel vive a Tarbes. Lascio i bastoncini nel bagagliaio: non servono per dormire. Temo di dimenticarli, ma so che lui me li ricorderà. In casa ho una piccola stanza con portafinestra, toilette e bagno. Stendo qui i panni ad asciugare.

Daniel mi offre un’acqua tonica, timbra le credenziali e mi spiega come proseguire da Lourdes al Col du Somport, che potrebbe essere la strada della prossima fase. Mi lascia fogli con spiegazioni e contatti. Qualunque sarà la mia scelta, so già le prime tre tappe. Mi frena solo il tratto franoso che richiede un pezzo in autobus.

nel bosco fangoso
nel bosco fangoso

Da Maubourguet a Ibos, la cena di Daniel

Poco dopo le 18.30 ceniamo. Daniel ha preparato un’ottima cena: cous cous con pomodoro cuore di bue e uova ripiene, un piccolo cordon bleu con champignon freschi, baguette, camembert e formaggio di capra, fragole con panna, Coca Cola. Mi racconta la sua vita: ha lavorato in Africa, ora gestisce un centro per pellegrini a Lourdes.

Dopo cena lui guarda la televisione, io scrivo i miei appunti. Domani sarà un giorno importante: arriverò a Lourdes.

In questi giorni ho vissuto accoglienze diverse, ma la vera differenza la facciamo noi pellegrini, con la nostra capacità – più o meno innata – di metterci in gioco ogni volta in modo nuovo.

interno della chiesa di Saint-Laurent a Ibos
interno della chiesa di Saint-Laurent a Ibos

📝 Consigli avventurosi

La tappa da Maubourguet a Ibos ha uno sviluppo di 38,3 chilometri e un dislivello positivo di 1850 metri.

Per l’ospitalità mi sono appoggiata a Daniel Landart, persona di riferimento per i pellegrini sull’itinerario da Maubourguet a Lourdes.

🧭 Itinerario

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La tappa da Maubourguet a Ibos, verso Santiago, ha uno sviluppo di 38,3 chilometri e un dislivello positivo di 1850 metri.
La tappa da Maubourguet a Ibos, verso Santiago, ha uno sviluppo di 38,3 chilometri e un dislivello positivo di 1850 metri.
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