Basilica di San Francesco ad Assisi
Italia

Sulle tracce di Francesco

Arrivo ad Assisi in treno un pomeriggio di ottobre 2025. Appena inizio a camminare, sento che la città ha un ritmo tutto suo: silenzioso, essenziale, accogliente. Ogni muro, ogni ulivo, ogni respiro della collina sembra custodire ancora l’eco lieve di Francesco. Non sono qui per visitare una città: sono qui per lasciarmi guidare da una presenza che continua a parlare attraverso la semplicità.

Seguire le orme di San Francesco significava rallentare, ascoltare, lasciarmi sorprendere da ciò che non si vede ma si sente. E così inizio a camminare, passo dopo passo, verso i luoghi che hanno custodito la sua storia. Ogni passo è un invito a spogliarmi del superfluo e a guardare la città con occhi nuovi.

Con questa disposizione d’animo inizio a raggiungere i luoghi che hanno custodito la storia di Francesco. Ogni tappa ha il suo modo di parlare e io provo ad ascoltarla, lasciando che sia il luogo stesso a guidare il passo e il pensiero. È così che il cammino inizia a prendere forma: non come un itinerario, ma come un dialogo silenzioso con Assisi.

Basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi
Basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi

Francesco e i primi compagni ai piedi di Assisi

È ai piedi di Assisi è il luogo dove tutto ha avuto inizio: qui Francesco e i suoi primi compagni hanno vissuto i gesti più semplici e più radicali della loro scelta. È in questa terra quieta, tra campi e case basse, che puoi seguire le loro tracce.

Partendo dalla stazione ferroviaria, la prima tappa è la Basilica di Santa Maria degli Angeli, che custodisce la piccola Porziuncola. Entrare in questo spazio è come attraversare due mondi: la grandezza della basilica ti accoglie per prima, ma è la piccola chiesa al centro a catturare davvero lo sguardo. Una casa di pietra semplice, quasi fragile, che sembra respirare ancora la vita di Francesco e dei suoi primi compagni.

Mi avvicino lentamente, lasciando che sia quel contrasto a parlarmi: il grande che protegge il piccolo, il solido che abbraccia l’essenziale. Sedermi lì, in silenzio, è come tornare a una radice: un luogo dove tutto è iniziato e dove tutto, in qualche modo, continua a tornare. In questa semplicità sento il primo insegnamento del cammino: non serve molto per sentirsi a casa, basta uno spazio che permetta al cuore di respirare.

Da lì si può prendere l’autobus diretto a Rivotorto. Il tragitto è breve, ma sufficiente per vedere Assisi allontanarsi lentamente e lasciare spazio alla valle, ai campi ordinati, alle case basse che sembrano custodire una vita più semplice. Guardando fuori dal finestrino, ho pensato che anche Francesco, prima di essere un santo, era stato un uomo in cammino tra queste stesse strade, cercando un modo nuovo di stare al mondo.

Qui l’aria ha un odore diverso: più di terra, più di quotidiano. Il Sacro Tugurio non è un luogo che colpisce per la sua bellezza, ma per la sua essenzialità. Una piccola costruzione che racconta la vita povera e concreta dei primi compagni, fatta di lavoro, preghiera e fraternità semplice. Entrarci è come fare un passo indietro nel tempo, verso l’inizio di tutto.

Sacro Tugurio
Sacro Tugurio

Verso il centro di Assisi e la sera in casa di ospitalità

Dopo la visita al Sacro Tugurio, si riprende l’autobus in direzione del centro di Assisi. La strada sale lentamente, e il borgo si rivela nella sua struttura compatta, raccolta sulla collina. Una volta arrivata, mi dirigo verso la casa religiosa di ospitalità Madonna della Pace dove trascorrerò la notte.

L’accoglienza è semplice e gentile, come spesso accade in questi luoghi: una stanza essenziale, un corridoio silenzioso, il profumo di pulito. Qui c’è anche la possibilità di unirsi alla preghiera delle suore alcantarine: i Vespri alla sera, le Lodi al mattino, e la messa. Partecipare a quei momenti, anche solo in ascolto, dà al viaggio un ritmo diverso, più raccolto, più aderente allo spirito di Assisi.

Prima di cena cammino poco, giusto il tempo di orientarmi tra le vie strette e di respirare l’aria fresca che scende dalla collina.

cappella all'interno della Casa Madonna della Pace
cappella all’interno della Casa Madonna della Pace

San Damiano: il mattino dell’ascolto ai piedi di Assisi

La mattina seguente, dopo una buona e generosa colazione, esco presto. Le vie del centro sono ancora quiete, illuminate da una luce chiara che sembra invitare a mettersi in cammino. Il santuario di San Damiano si raggiunge a piedi in mezz’oretta a passo lento, scendendo lungo una strada che si apre sulla valle. Camminare verso quel luogo è già parte dell’esperienza: il rumore dei passi sulla pietra, il profilo degli ulivi, il silenzio che cresce man mano che ci si allontana dal centro. È un cammino breve, ma capace di preparare il cuore all’incontro con uno dei luoghi più significativi della storia di Francesco.

San Damiano è un luogo che non si impone: si lascia trovare. La sua semplicità è disarmante, e forse proprio per questo parla con più forza. Qui Francesco ha ascoltato una voce che gli ha cambiato la vita, una voce che gli ha chiesto di ricostruire, di rimettere insieme, di ripartire dall’essenziale. Entrare in questa piccola chiesa significa entrare in un momento decisivo della sua storia, ma anche in una domanda che riguarda tutti: cosa significa davvero “ricostruire”?

Percorso di visita del santuario di San Damiano ad Assisi

Prima di entrare nella chiesa, attraverso la cappella di San Girolamo e mi fermo un momento nella cappella del Crocifisso, che custodisce una scultura lignea del 1637 di Frate Innocenzo da Palermo. È un piccolo spazio raccolto, che invita già al silenzio e alla concentrazione.

Poi entro nella chiesa di San Damiano. Le pietre scure, consumate dal tempo, creano un ambiente raccolto, quasi domestico. Non c’è nulla di superfluo: tutto è essenziale, tutto è vicino. La navata è piccola, semplice, e proprio per questo invita a rallentare. Nessun affresco che cattura lo sguardo, nessuna decorazione che imponga un’interpretazione. È uno spazio che ti lascia respirare.

santuario di San Damiano ad Assisi
santuario di San Damiano ad Assisi

Il crocifisso — una copia dell’originale che oggi si trova nella basilica di Santa Chiara — domina l’altare con una presenza quieta. Non è un’immagine drammatica: è un volto che guarda, che sembra attendere. Aspettando l’apertura del percorso di visita, sento che quel volto non chiede spiegazioni, ma disponibilità. È facile capire perché proprio qui Francesco abbia percepito una voce che lo chiamava a ricostruire: il luogo stesso sembra predisposto all’ascolto.

Alle 10 precise un frate esce da una porticina e apre l’accesso al percorso di visita. L’itinerario consente di entrare nel convento per visitare i luoghi in cui Santa Chiara d’Assisi e le Povere Dame vissero la loro clausura. In alcuni punti precisi sono posizionati vasi di fiori che indicano il posto solitamente occupato da Chiara.

I luoghi della clausura di Santa Chiara d’Assisi

Il Coro ligneo del 1504 è di forma semicircolare e abbraccia la copia del crocifisso che parlò a San Francesco. Alle spalle ci sono le grate che mettevano in comunicazione con il coro delle monache.

Scesi alcuni gradini, si attraversa il Coretto di Santa Chiara, arredato con semplici stalli di legno. Poi una scala piuttosto ripida conduce all’Oratorio di Santa Chiara e al dormitorio delle monache, dove le Povere Dame riposavano su umili giacigli. Da qui ci si affaccia anche sul piccolo chiostro, un luogo silenzioso e luminoso che mette in comunicazione i vari ambienti del convento.

Scendendo ancora, si entra nella Galleria del Cantico, un piccolo centro espositivo dedicato al Cantico delle Creature, composto da Francesco nel 1225, quando era già cieco e segnato dalle stigmate. È uno spazio semplice, ma capace di restituire la profondità di quel testo.

chiostro
chiostro

All’interno del santuario non c’è un bookshop ma troverai un tavolino con libri a tema religioso per ogni età. Il ricavato andrà a sostenere le necessità materiali dei Frati Minori che vivono qui sin dal 1260.

La mia visita si conclude con una passeggiata attorno al chiostro, impreziosito dai fiori tanto amati da Santa Chiara. Scopro anche il grande refettorio, dove le monache consumavano i loro pasti frugali. È un ambiente semplice, ma pieno di memoria: un luogo che racconta una vita fatta di essenzialità, silenzio e fraternità.

Uscendo, ho la sensazione che San Damiano non sia solo una tappa, ma un passaggio. Non un luogo da visitare, ma un luogo che ti visita. Non una risposta, ma una domanda buona, che continua a camminare con te. È come se questo piccolo spazio avesse aperto una fenditura interiore: non qualcosa da capire, ma qualcosa da custodire mentre si prosegue il cammino.

La Basilica di San Francesco: il cuore narrante di Assisi

Risalendo verso Assisi, la strada si fa più viva. Le case di pietra, le botteghe ancora semivuote, il profilo della città che si allarga man mano che ci si avvicina: tutto sembra preparare all’incontro con un luogo che non è solo un santuario, ma un simbolo. La Basilica di San Francesco appare quasi all’improvviso, distesa sul pendio come una grande soglia. È un complesso che non si limita a custodire una memoria: la racconta, la illumina, la rende visibile.

La Basilica è composta da due chiese sovrapposte, due modi diversi di avvicinarsi alla figura di Francesco:

  • la Basilica inferiore, più raccolta, più intima, dove la luce è bassa e i colori sono profondi;
  • la Basilica superiore, luminosa, aperta, dove il racconto della vita del santo prende forma nelle scene di Giotto.

Sono due anime dello stesso luogo, due modi di guardare la stessa storia.

Basilica di San Francesco ad Assisi
Basilica di San Francesco ad Assisi

La Basilica inferiore: il silenzio che custodisce

Entrare nella Basilica inferiore significa entrare in un luogo che invita immediatamente al raccoglimento. La penombra avvolge gli affreschi, che sembrano emergere lentamente dal buio. Le volte basse, le pietre scure, il ritmo lento delle persone che si muovono in silenzio creano un’atmosfera che ricorda quella di San Damiano, ma con una profondità diversa: qui la storia è diventata memoria condivisa.

Gli affreschi di Cimabue, Giotto, Lorenzetti e Simone Martini raccontano episodi della vita di Cristo e di Francesco, intrecciando la storia del santo con quella del Vangelo. Non sono solo opere d’arte: sono finestre che invitano a guardare oltre.

Il cuore della Basilica inferiore è la tomba di San Francesco. Scendere nella cripta significa entrare in un luogo essenziale, quasi spoglio, dove la pietra domina e il silenzio si fa più denso. Le persone si fermano, pregano, ascoltano. È un silenzio che non pesa: sostiene.

La Basilica superiore: la luce che racconta

Salendo nella Basilica superiore, il passaggio è netto: la luce cambia, i colori si accendono, lo spazio si apre. Qui il racconto della vita di Francesco prende forma nelle celebri scene di Giotto, che trasformano la biografia del santo in un cammino visivo.

Ogni scena è un frammento di vita: la rinuncia ai beni, l’abbraccio al lebbroso, la predicazione agli uccelli, la benedizione ad Assisi. Non è solo arte: è un modo di vedere Francesco attraverso gli occhi di chi lo ha amato e compreso.

La luce che entra dalle grandi finestre gotiche illumina tutto con una chiarezza che sembra simbolica: dopo il silenzio della Basilica inferiore, qui la storia si fa parola, colore, narrazione.

Uscendo dal complesso, si ha la sensazione di aver attraversato non solo un luogo, ma un racconto. La Basilica non è un museo: è un cammino. Un cammino che parte dal silenzio della cripta e arriva alla luce della navata superiore, come se la vita di Francesco fosse ancora lì, in quel passaggio dalla profondità all’apertura.

interno del Ristorante Pizzeria Il Menestrello ad Assisi
interno del Ristorante Pizzeria Il Menestrello ad Assisi

Eremo delle Carceri: il silenzio che abbraccia

Dopo la visita alla Basilica di San Francesco, il cammino verso l’Eremo delle Carceri è come un ritorno alla sorgente. La strada sale tra gli ulivi e i lecci del Monte Subasio, e man mano che ci si allontana dal centro di Assisi, il rumore si dissolve. È un’ascesa lenta, che invita a lasciare andare ciò che è superfluo. Ogni curva apre uno scorcio nuovo, ogni passo sembra condurre più in profondità che in alto.

L’Eremo appare all’improvviso, incastonato nella roccia, come se fosse nato dalla montagna stessa. È un luogo che non si mostra: si lascia avvicinare. Qui Francesco e i suoi compagni venivano a cercare il silenzio, non come fuga, ma come spazio in cui ascoltare meglio.

Gli spazi dell’eremo: una geografia interiore

L’ingresso conduce a un piccolo cortile, semplice e raccolto. Da qui si accede ai vari ambienti:

  • la cappella, dove la luce entra appena e il silenzio sembra avere un suo respiro;
  • le grotte, luoghi di preghiera scavati nella roccia, dove Francesco e i frati sostavano in solitudine;
  • i sentieri nel bosco, che si inoltrano tra gli alberi e invitano a camminare piano, come se ogni passo dovesse rispettare la quiete del luogo.

Non c’è nulla di costruito per impressionare: tutto è essenziale, tutto è vicino alla terra. È un luogo che chiede di rallentare, di ascoltare, di lasciarsi toccare dalla semplicità.

Eremo delle Carceri ad Assisi
Eremo delle Carceri ad Assisi

Il silenzio come compagno di cammino

Sedersi su una delle panche di legno, o appoggiarsi alla pietra fredda di una grotta, significa entrare in un silenzio diverso da quello quotidiano. Non è un silenzio vuoto: è un silenzio che sostiene. Qui si percepisce la preghiera come un respiro, come un gesto naturale.

Molti pellegrini restano a lungo senza parlare, come se il luogo stesso suggerisse di non rompere l’equilibrio. È facile immaginare Francesco qui, immerso in questo bosco, in ascolto di una voce che non si impone, ma che si offre.

Quando si lascia l’Eremo, si porta con sé una quiete che non è solo esterna. È come se il bosco avesse consegnato un ritmo diverso, più lento, più vero. La discesa verso Assisi diventa allora un ritorno alla vita quotidiana, ma con uno sguardo trasformato: più attento, più disponibile, più semplice.

Santuario della Spogliazione ad Assisi: il gesto che libera

Il Santuario della Spogliazione è il primo luogo della giornata. Qui Francesco compie uno dei gesti più radicali della sua vita: si spoglia di tutto, persino degli abiti, per consegnarsi interamente a Dio. È un luogo che non colpisce per la sua architettura, ma per ciò che rappresenta: un atto di fiducia assoluta, un taglio netto con ciò che trattiene.

Camminando tra le sue navate semplici, si percepisce la forza di quel gesto: non una rinuncia, ma un’apertura. È un invito a guardare ciò che davvero pesa e ciò che invece libera.

In questo stesso santuario è custodito anche il corpo di San Carlo Acutis, proclamato santo il 7 settembre 2025 da Papa Leone XIV. Il suo corpo riposa in una teca di vetro nella chiesa di Santa Maria Maggiore, che fa parte del complesso del Santuario della Spogliazione. La sua presenza qui crea un ponte sorprendente tra la radicalità di Francesco e la vita di un ragazzo del nostro tempo: due storie lontane, ma unite da un desiderio comune di autenticità e di essenzialità.

Davanti alla sua teca tutto appare semplice: la fede come relazione, come scelta quotidiana, come vita vissuta senza rumore. È un luogo che parla sia di spogliazione sia di fiducia, e che ricorda come la santità possa essere vicina, possibile, persino quotidiana.

Basilica di Santa Chiara ad Assisi
Basilica di Santa Chiara ad Assisi

Basilica di Santa Chiara: la luce che custodisce

Dopo il Santuario della Spogliazione, il passo successivo naturale è la Basilica di Santa Chiara. L’atmosfera cambia subito: tutto diventa più delicato, più raccolto. La facciata rosa e bianca accoglie con una sobrietà luminosa, mentre l’interno invita al silenzio.

La basilica custodisce il corpo di Chiara, esposto nella cripta in un ambiente semplice, quasi domestico. Le pietre, le grate, la penombra: tutto parla di una vita nascosta ma intensa, fatta di ascolto, di fedeltà, di cura. Qui si trova anche il crocifisso che parlò a Francesco a San Damiano, un ponte silenzioso tra i due santi e tra i luoghi che ho visitato.

Sedersi qualche minuto nella navata, lasciando che la luce filtri dalle vetrate gotiche, è come entrare nel ritmo di Chiara: una luce ferma, che non abbaglia ma accompagna.

Cattedrale di San Rufino ad Assisi: le radici e il cuore

Pochi passi più in alto si raggiunge la Cattedrale di San Rufino, il luogo del battesimo di Francesco e Chiara. Entrare qui significa tornare alle origini: alla sorgente silenziosa da cui tutto è iniziato.

La luce che filtra dalla facciata romanica illumina le navate con una chiarezza antica, quasi severa. Le pietre raccontano una fede che ha attraversato i secoli.

cattedrale di San Rufino
cattedrale di San Rufino

In questo stesso luogo è custodito anche il cuore di San Carlo Acutis, un segno discreto ma potentissimo della sua presenza ad Assisi. È stato affidato alla Cattedrale come reliquia, quasi a intrecciare la sua storia con quella dei santi che qui hanno ricevuto il battesimo.

È un dettaglio che colpisce: un ragazzo del nostro tempo, un santo giovane, il cui cuore riposa proprio nel luogo in cui Francesco e Chiara hanno iniziato il loro cammino. Davanti a questa reliquia tutto si fa essenziale: la santità come qualcosa di vicino, concreto, possibile.

Museo Diocesano e Cripta di San Rufino: la profondità che non si vede

Dal lato della Cattedrale si accede al Museo Diocesano e alla Cripta di San Rufino, un percorso che scende nelle viscere della storia e della fede di Assisi. È un luogo meno conosciuto rispetto ai grandi santuari, ma capace di sorprendere per la sua ricchezza e per la sua atmosfera raccolta.

Cosa custodisce il Museo Diocesano di Assisi

Il museo si sviluppa tra sale luminose e ambienti più antichi, dove si conservano:

  • opere d’arte sacra provenienti dalla Cattedrale e dalle chiese del territorio;
  • sculture romaniche e capitelli che raccontano la storia architettonica di Assisi;
  • paramenti liturgici, reliquiari e oggetti che testimoniano la vita della diocesi nei secoli.

Non è un museo che si visita in fretta: ogni sala invita a fermarsi, a osservare, a lasciarsi sorprendere dalla cura con cui la bellezza è stata custodita.

La Cripta di San Rufino

Scendendo ancora, si entra nella Cripta, uno degli spazi più suggestivi dell’intero complesso. Qui si trovano:

  • i resti dell’antica basilica paleocristiana;
  • colonne e capitelli che emergono dalla penombra;
  • l’altare che custodisce le reliquie di San Rufino, il vescovo martire a cui Assisi deve la sua fede più antica.
cripta di San Rufino
cripta di San Rufino

La cripta ha un silenzio diverso da quello delle chiese: è un silenzio che viene dalla terra, dalle fondamenta, dalle radici. Camminare tra queste pietre significa toccare la storia con i piedi, sentire la continuità di una fede che non si è mai interrotta.

Uscendo, si ha la sensazione di aver attraversato non solo un museo, ma un tempo profondo, un luogo che custodisce la memoria viva della città.

Rocca Maggiore: lo sguardo che abbraccia

La salita alla Rocca Maggiore è l’ultimo passo della giornata. Dopo tanti luoghi interiori, la Rocca apre lo sguardo: la valle si distende, Assisi appare dall’alto, e tutto ciò che hai vissuto trova una forma, una prospettiva.

Dall’alto riconosci i luoghi attraversati: Santa Chiara, San Rufino, il Santuario della Spogliazione, la Basilica di San Francesco, San Damiano. È come vedere il tuo cammino dall’esterno, con una chiarezza nuova.

La Rocca non è un luogo spirituale in senso stretto, ma diventa tale per ciò che permette di comprendere: che ogni passo, ogni salita, ogni silenzio ha composto un disegno.

Da qui esiste un sentiero, purtroppo non segnalato, che conduce alla Basilica di San Francesco senza attraversare le vie della città. L’accesso a questa passeggiata si trova proprio accanto al defibrillatore. Ringrazio suor Laura per avermelo suggerito.

Rocca Maggiore
Rocca Maggiore

Un cammino che resta aperto

Alla fine di queste giornate ad Assisi, mentre la luce del pomeriggio scivola sulla pietra rosa della città e la valle si distende silenziosa sotto la Rocca, tutto ciò che hai attraversato sembra trovare un suo posto. Non come un elenco di luoghi, ma come un filo unico, sottile e resistente.

Assisi non è un luogo che si visita: è un luogo che si lascia entrare. È una città che parla piano, che non impone, che non chiede di capire tutto subito. Ti accompagna, ti apre, ti interroga. E quando te ne vai, non senti di aver concluso qualcosa, ma di aver iniziato un movimento interiore che continuerà anche altrove.

Forse è questo il dono più grande di Assisi: ricordare che la pace non è un punto d’arrivo, ma un passo alla volta. Un ascolto. Una disponibilità. Una luce che non abbaglia, ma guida.

Mentre lasci la città, resta la sensazione che questo cammino non sia finito: semplicemente, ora continua dentro di te.

📝 Consigli avventurosi

Ho pernottato in mezza pensione presso la casa religiosa di ospitalità Madonna della Pace, nel cuore medioevale di Assisi.

Ho pranzato presso il Ristorante Pizzeria Il Menestrello, circondata da mura romane risalenti al I secolo a. C. in cui mi piacerebbe tornare per assaggiare altre prelibatezze.

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