Oltre le mele c’è di più!

Val Venosta, 25 – 31 agosto 2018

L’idea di una vacanza in Val Venosta fa capolino nell’estate del 2018. Ho appena iniziato a dedicarmi al geocaching e noto con piacere che, durante il viaggio, potrei fare un po’ di pratica nella ricerca delle scatolette nascoste dagli altri utenti. Voglio collezionarne al più presto venti per poter iniziare a posizionarne anch’io.

Parto in treno da Mondovì sabato 25 agosto alle 6.32. Circa dieci ore dopo mi trovo nella mia stanza presso il grazioso Hotel Maraias a Burgusio. Poco importa se al mio arrivo sta piovendo, preferisco tempo bello per i giorni seguenti.

Hotel Maraias a Burgusio
Hotel Maraias a Burgusio

GIORNO 1

Per domenica 26 agosto ho in mente un giro ai laghi. Siccome nella notte sulle alture ha nevicato, fa freddo e devo rinunciare alla visita alla sorgente dell’Adige e ai bunker del vallo alpino. Da una parte questo significa rinunciare momentaneamente a una fondamentale pagina di storia. D’altro canto vuol dire aver più tempo da dedicare alla passeggiata attorno ai singoli laghi.

In albergo mi hanno consegnato la Venosta Card, un lasciapassare per me indispensabile per spostarmi coi mezzi pubblici. Sono molte le strutture convenzionate che la forniscono gratuitamente ai propri clienti. E’ un incentivo a visitare questa valle ricca di storia e a lasciare a casa l’automobile per rilassarsi completamente. A conti fatti si risparmiano i 28 euro necessari per l’acquisto di una Mobilcard settimanale e si ha diritto a interessanti sconti nei musei. E’ comunque tutto spiegato sulla brochure che ti consegnano in albergo. Se capita che la carta si smagnetizzi, alla reception ne consegnano una nuova.

In fase di preparazione del viaggio mi sono premurata di scaricare e stampare gli orari degli autobus che possono servirmi per i miei spostamenti: 273 (Martina – Nauders – Resia – Curon – Malles) e 274 (citybus Sluderno – Glorenza – Malles – Burgusio). Arrivando a Burgusio ho adocchiato le relative fermate per sapere dove farmi trovare per andare dove voglio.

Anticamente il lago di Resia era molto più piccolo ed era vicino al lago di Curon. I due bacini furono uniti dalla costruzione di una diga nel 1950 che portò all’allagamento del paese di Curon Venosta che venne ricostruito più a monte. Dell’antico borgo resta solo il campanile trecentesco. Secondo la leggenda, durante le giornate più ventose, si odono ancora le campane suonare…

il campanile nel lago
il campanile nel lago

Oggi il lago di Resia, con i suoi sei chilometri di lunghezza e un chilometro di larghezza nel punto di maggior distanza tra le sponde, è il più grande bacino dell’Alto Adige. Durante l’estate, grazie al forte vento, è possibile praticare il kitesurf.

kitesurf
kitesurf

Durante la mia permanenza in val Venosta mi sono faccio l’idea che il nome sia in realtà l’anagramma di Ventosa. Avrei tutto il tempo per fare il giro completo a piedi intorno al lago di Resia ma, vista l’aria fredda che continua a soffiare, preferisco limitarmi a farne solo una parte fino a raggiungere la zona di lancio e atterraggio.

Dopo la pausa pranzo in pizzeria, prendo al volo l’autobus e scendo pochi chilometri dopo. Il lago di San Valentino alla Muta, con la sua circonferenza di cinque chilometri, è ideale per una rilassante passeggiata. Il percorso è costellato di panchine e tavoli da pic-nic. Si costeggiano canneti e s’incontrano le anatre. Poi c’è una lunga e suggestiva passerella in legno e si arriva sul lato boscoso del lago. Il contatto con la natura è continuo e appagante.

lago di San Valentino alla Muta
lago di San Valentino alla Muta
barche nel lago di San Valentino alla Muta
barche nel lago di San Valentino alla Muta

GIORNO 2

Lunedì 27 agosto dedico la giornata a un’altra delle attività che più mi preme fare in val Venosta: la pedalata di 61 chilometri quasi completamente in discesa da Malles Venosta a Merano. Si tratta di un tratto della pista ciclabile Claudia Augusta che, ripercorrendo il tracciato dell’antica via romana, congiunge Venezia al Danubio. I più allenati possono cimentarsi col percorso in senso inverso e fare la bella salita del tratto iniziale. Altresì è possibile allungare il percorso di venti chilometri partendo dal Passo di Resia. Lungo il percorso, in prossimità delle stazioni ferroviarie, sono presenti i noleggi di biciclette. Si può scegliere il tipo di mezzo e anche di riconsegnarlo in un negozio diverso per tornare al punto di partenza in treno.

Io scelgo senza indugio una mountain bike e, anche se è da parecchio che non pedalo, riscopro il mio amore nei suoi confronti. La bici che mi tiene compagnia per quel giorno è molto simile a quella che mi aspetta a casa.

la mia compagna di viaggio per un giorno
la mia compagna di viaggio per un giorno

La pedalata mi porta ad attraversare paesi affascinanti che, nei prossimi giorni, rivedrò con calma. Il vento mi accompagna a tratti e benedico la maglia termica che ho aggiunto in valigia poco prima di partire.

alle mie spalle Malles Venosta con la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta
alle mie spalle Malles Venosta con la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta

Il percorso si svolge in parte su asfalto e in parte su terra battuta. In entrambi i casi è molto ben tenuto. La segnaletica orienta con sicurezza verso la giusta direzione.

giocando coi riflessi nell'acqua
giocando coi riflessi nell’acqua

Le soste fotografiche si susseguono rapide come le raffiche di vento che si presentano in alcuni tratti costringendomi ad aggiungere il pile al mio abbigliamento.

il vento non mi ferma
il vento non mi ferma

Pedalare tra le campagne della Val Venosta mi rilassa. Sono felice di essere lì.

in lontananza la chiesa di San Giovanni a Prato allo Stelvio
in lontananza la chiesa di San Giovanni a Prato allo Stelvio

Vedo tanti frutteti, tanti alberi di mele di ogni varietà. Ma vedo anche campi di cavolfiori. Da qualche parte ci sono anche degli albicocchi.

in lontananza la frazione di Cengles
in lontananza la frazione di Cengles

A un tratto mi trovo di fronte a un’esposizione di sculture di marmo chiamate pilastri di libertà. E’ il biglietto da visita della città di Lasa.

Io sono la libertà di Achim Ripperger
Io sono la libertà di Achim Ripperger

Subito dopo inizia il tratto per me più magico, quello nel bosco nel Parco Nazionale dello Stelvio. Mi concedo una lunga pausa pranzo al laghetto Brugg.

laghetto di pesca sportiva Brug
laghetto di pesca sportiva Brugg

Ci sono parecchie biciclette parcheggiate fuori. Gente di ogni età sta compiendo il mio stesso percorso, in un senso o nell’altro.

ciclisti in pausa pranzo
ciclisti in pausa pranzo

Risalgo in sella e proseguo. Il bosco finisce e ricomincia la campagna coi suoi sconfinati frutteti. A un tratto scorgo un insolito self service incustodito. Offre mele, conserve e succhi di ogni tipo. Deposito le monete richieste nell’apposita cassettina e mi servo.

self service in Val Venosta
self service in Val Venosta

Merano è sempre più vicina. Devo raggiungerla in tempo prima che parta il treno sennò dovrò aspettare un’altra ora. Ma, tra una foto panoramica e l’altra, non ce la faccio. Riesco comunque a rientrare in albergo in tempo per la cena.

GIORNO 3

Martedì 28 agosto mi dedico a una rilassante giornata culturale. Prendo il postale per Mustair e, quindi, sconfino in Svizzera! E la particolarità che m’incuriosisce più che mai è leggere lo stesso pannello informativo in quattro lingue diverse: tedesco, italiano, inglese e romancio.

affresco in scala ridotta su pannello informativo in quattro lingue
affresco in scala ridotta su pannello informativo in quattro lingue

Mi fermo proprio davanti al famoso monastero di San Giovanni Battista, riconosciuto nel 1983 Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO. Oggi è un convento abitato da suore benedettine.

chiesa del monastero benedettino di San Giovanni a Mustair
chiesa del monastero benedettino di San Giovanni a Mustair

Il biglietto d’ingresso costa 12 CHF ma si può pagare anche in euro.

veduta su Mustair
veduta su Mustair

Il museo del monastero è situato nella Torre Planta. Contiene i locali rappresentativi delle badesse, gli spazi abitativi, i dormitori, le sale di preghiera e un piccolo salotto. Mi sconcerta notare quanto sia piccolo il letto… all’epoca erano quindi piuttosto basse…

in poco spazio lo stretto indispensabile
in poco spazio lo stretto indispensabile
questo letto per me sarebbe troppo corto
questo letto per me sarebbe troppo corto
catino e brocca per lavars
catino e brocca per lavarsi

Il negozio del convento, la cosiddetta “Butia”, propone articoli di artigianato, devozionali e piccoli oggetti ornamentali realizzati dalle suore. Ci sono anche materiali informativi sulla Val Monastero e la Val Venosta.

Mentre aspetto l’autobus noto un cartello facente parte di un percorso escursionistico. Capisco subito che fa parte di uno dei tanti cammini dedicati a San Giacomo.

palina segnavia della Via son Giachen 43
palina segnavia della Via son Giachen 43

Risalgo sul postale e torno in Italia. Faccio tappa a Glorenza, la città più piccola dell’Alto Adige. Ci ero già passata ieri in bici rimandando a oggi la visita vera e propria. E’ uno dei borghi più belli d’Italia ed è caratterizzata dalle mura medievali perfettamente conservate che creano un’atmosfera fiabesca.

a destra è fuori dalle mura
a destra è fuori dalle mura
in lontananza Malles Venosta e l'imponente abbazia di Marienberg
in lontananza Malles Venosta e l’imponente abbazia di Marienberg
a sinistra è fuori dalle mura
a sinistra è fuori dalle mura

In Val Venosta è l’unico centro abitato dotato di portici.

portici a Glorenza
portici a Glorenza

Gli edifici del Cinquecento e la piazza del Mercato con la fontana sono davvero affascinanti. Noto molte biciclette parcheggiate qui e decido di pranzare.

Ho ancora un po’ di tempo prima del prossimo autobus e colgo l’occasione per visitare un’istruttiva mostra dedicata al disegnatore e caricaturista Paul Flora. L’ingresso al museo costa cinque euro e trasporta in una dimensione fantastica popolata dai corvi tanto amati da questo artista. L’amore della città nei suoi confronti è immenso. Del tutto casualmente, poco dopo, mi capita di passare davanti alla sua ultima dimora.

Fuori dalle mura m’imbatto in una targa che ben conosco ma che non mi aspetto di trovare qui. M’interessano molto i cammini dedicati a San Giacomo e sono sicura che la Jakobsweg su cui mi sono informata tempo fa passi altrove.

cammino di San Giacomo
cammino di San Giacomo

Rientrata a Burgusio ho ancora voglia di camminare. Per completare la giornata culturale decido di salire fino all’Abbazia di Marienberg che vedo ogni giorno da lontano.

l'Abbazia di Marienberg domina la valle
l’Abbazia di Marienberg domina la valle

La raggiungo percorrendo un tratto del Sentiero del Sole che è anche un pezzo di Jakobsweg, uno dei tanti cammini dedicati a San Giacomo.

il sentiero per raggiungere l'Abbazia
il sentiero per raggiungere l’Abbazia

L’Abbazia benedettina di Marienberg coi suoi 1340 m di altitudine è la più alta d’Europa. Qui lavoro e preghiera si fondono insieme. C’è molto da fare per accudire le vigne, gli alberi da frutta e l’orto. E’ tutto perfettamente in ordine.

l'orto... e più in basso la strada asfaltata se volete venire su con mezzi motorizzati
l’orto… e più in basso la strada asfaltata se volete venire su con mezzi motorizzati
vigna e, più in basso, Burgusio
vigna e, più in basso, Burgusio

L’ingresso al museo costa euro 5,50 ma con la Venosta Card c’è uno sconto del 20%. All’interno è presente una sala in cui viene proiettato continuamente, alternando italiano e tedesco, un esaustivo filmato sulla parte più bella di tutta l’Abbazia: la coloratissima cripta interamente ricoperta di affreschi romanici. Per vederli dal vero, visto che sono capitata in un momento in cui non sono previste visite guidate, dovrei aspettare le 17.30 ed entrare insieme ai monaci per recitare i vespri in tedesco. Mi accontento del filmato per questioni di orario visto che devo tassativamente rientrare in albergo per l’ora di cena.

L’Abbazia di Marienberg è stata per tanti secoli un importante riferimento per religione, cultura ed economia dell’intera valle.

stemma dell'Abbazia di Marienberg
dipinto

GIORNO 4

Mercoledì 29 è una bella giornata e la reputo ideale per recuperare le attività che non ho fatto il primo giorno. Raggiungo il lago di Resia in autobus e, dopo essermi rifornita di bretzel e altro per il pranzo al sacco, m’inoltro spedita su per il sentiero numero 2.

lago di Resia visto dal sentiero numero 2
lago di Resia visto dal sentiero numero 2

Dopo una ventina di minuti noto un particolare che è solo un assaggio di ciò che vedrò durante la giornata. Si tratta del bunker numero 20, manufatto in ottimo stato di conservazione che, durante la Seconda Guerra Mondiale, ebbe importanza strategica. L’interno è accessibile solo tramite visita guidata da concordare con l’ufficio turistico di Resia. Oggi posso vedere solo l’esterno. Esaminando l’estensione della collina e l’ingresso dalla parte opposta mi rendo conto che si tratta di una struttura spaziosa.

bunker numero 20
bunker numero 20

L’Adige sorge a 1550 m sulle Alpi Retiche. Con i suoi 415 chilometri di lunghezza è il secondo fiume italiano. Nel momento in cui raggiungo la sorgente sono sola ma, nel giro di una decina di minuti, il posto diventa affollato e decido di proseguire la camminata.

la sorgente dell'Adige è un monumento naturale
la sorgente dell’Adige è un monumento naturale

La piacevole salita sempre ben segnalata mi porta fino ai 2093 m di Plamort. Da qui ho una panoramica visuale su tutta la valle. Ciò che contraddistingue il sito è la presenza del Vallo Alpino, opere di sbarramento costruite a partire dal 1938 a difesa del confine italo-austriaco. Qui non ci fu mai battaglia ma è istruttivo capire come l’Italia intendeva difendersi da eventuali invasori tedeschi.

vagando tra i bunker sul Plamort
vagando tra i bunker sul Plamort
l'occhio della mitragliatrice
l’occhio della mitragliatrice
visuale della vallata dall'interno del bunker
visuale della vallata dall’interno del bunker
ingresso del bunker
ingresso del bunker
il bunker è scavato nella roccia
il bunker è scavato nella roccia

Proseguo la passeggiata e raggiungo i cosiddetti Denti di Drago, ostacolo realizzato per fermare i carri armati. Si tratta di alberi di larice piantati nel terreno e ricoperti all’estremità di cemento e ferro.

Denti di Drago
Denti di Drago
cemento e ferro per uno sbarramento d'inutile rilevanza strategica
cemento e ferro per uno sbarramento d’inutile rilevanza strategica

L’app di Geocaching mi propone la ricerca di un paio di scatolette da queste parti. Nel farlo scopro i due bunker più interessanti dell’intero sbarramento.

Il numero 6 è dotato di tre postazioni per mitragliatrice in posizione dominante rispetto alla valle e di un ricovero per la truppa. Gli spazi comunicano tra loro attraverso un lungo e buio corridoio percorribile anche senza torcia. L’opera, pur strutturalmente completa, non fu mai dotata di armamenti.

esterno del bunker numero 6
esterno del bunker numero 6
corridoio
corridoio
visuale dalla mitragliatrice
visuale dalla mitragliatrice sul lato opposto
visuale dalla mitragliatrice sul lato opposto
ingresso del bunker numero 6
ingresso del bunker numero 6

Il numero 12, invece, ha solo una postazione per mitragliatrice e un ricovero per truppa collegati da un lungo corridoio.

visuale dal bunker numero 12
visuale dal bunker numero 12

Conclusa la parte didattica della passeggiata, mi siedo a uno dei tavoli da pic-nic sparsi sull’altopiano e pranzo circondata da un panorama spettacolare.

GIORNO 5

Giovedì 30 agosto è il mio ultimo giorno di vacanza in Val Venosta. Sfrutto il trenino locale per spostarmi da un paese all’altro e mi fermo dove scorgo qualcosa che attiri la mia attenzione.

stazione di Lasa
stazione di Lasa

Lasa è famosa per il suo bianco marmo elegante e resistente. E’ possibile effettuare visite guidate per scoprirne la lavorazione.

piazzale dell'industria del marmo
piazzale dell’industria del marmo

I blocchi di marmo scendono a valle per mezzo di una teleferica e di due tratti di ferrovia a scartamento ridotto.

teleferica e ferrovia
teleferica e ferrovia

Passeggiando per la città è possibile trovare numerose piccole sculture. C’è un posto che ne è ricchissimo ma, se ci si sente di entrarci, bisogna farlo con profondo rispetto.

La chiesa parrocchiale di San Giovanni risale al XII secolo.

chiesa parrocchiale di San Giovanni
chiesa parrocchiale di San Giovanni
passeggiando in centro
giocando con gli specchi
giocando con gli specchi

La vista di una “Backerei” mi offre lo spunto per acquistare l’occorrente per un pranzo al sacco all’aria aperta. E vai di bretzel!

passeggiando in centro
passeggiando in centro
passeggiando in centro

Nel primo pomeriggio mi trovo a Sluderno. Il paese è accogliente e grazioso.

Sluderno
Sluderno
Sluderno

Con sicurezza m’inerpico su per il breve sentiero. A terra scorgo, inaspettate, le susine della Val Venosta.

susine
susine

Ben prima dell’orario di apertura mi trovo all’ingresso di Castel Coira, complesso del 1259 edificato da Heinrich von Montfort di Coira e gestito da diverse generazioni dai conti Trapp.

Castel Coira
Castel Coira
Castel Coira

E’ possibile effettuare solo visite guidate. Il biglietto costa dieci euro. Ci dividiamo in due gruppi: quello numerosissimo in tedesco e quello per pochi intimi in italiano.

veduta su Sluderno dalla terrazza
veduta su Sluderno dalla terrazza
veduta sul giardino dalla terrazza
veduta sul giardino dalla terrazza
cortile interno
cortile interno

Quando sventola la bandiera significa che i conti Trapp, i padroni di casa, sono all’interno del castello.

bandiera dei conti Trapp
bandiera dei conti Trapp
stemma dei conti Trapp
stemma dei conti Trapp

All’interno del castello non è possibile scattare fotografie.

Iniziamo dalla Loggia al primo piano. Sulla volta rinascimentale è rappresentato l’albero genealogico di famiglia. Si parte da Laurentius e si prosegue coi discendenti dei balivi di Matsch fino alla loro estinzione. Da un braccio laterale spuntano i primi rami della famiglia dei conti Trapp. Gli alloggi dei proprietari si trovano al secondo piano e abbiamo la fortuna d’intravedere una contessina.

Attraversiamo una porta intarsiata ed entriamo nella stanza del conte Giacomo VII partito in pellegrinaggio per la Terra Santa nel 1561. Ci accoglie un imponente statua a grandezza naturale dell’orgoglioso pellegrino. La guida ci permette di ascoltare una registrazione effettuata con il prezioso armonum intarsiato del 1559, tra gli strumenti funzionanti più antichi e assoluta novità per la zona delle Alpi.

Oltrepassiamo una porta e ci troviamo in biblioteca. Qui c’è un enorme uccello imbalsamato. Si tratta di un’otarda, simbolo della famiglia Trapp.

La Sala degli Antenati contiene una galleria di ritratti di famiglia che, coprendo circa 350 di storia, va da Giacomo VII il pellegrino a Gotthard, nonno dell’attuale conte Trapp e tesoriere presso la corte dell’Imperatore Francesco Giuseppe d’Austria. La curiosità di questa stanza è la presenza di un fantasma!

Castel Coira contiene l’armeria privata più grande del mondo. Sono presenti più di 50 armature complete fatte su misura per i membri delle famiglie Matsch e Trapp. Il penultimo della famiglia Matsch, Ulrico IX, era un gigante. La sua armatura è alta 2,10 m e pesa ben 45 chili. Ancora oggi, da bambini, i conti Trapp posano, per una sola volta nella vita, per una foto con l’armatura di famiglia.

La vecchia cappella, sconsacrata nel 1563, contiene una scultura della Madonna del 1270.

La cappella di San Giacomo fun costruita su ordine di Giacomo VII nel 1561 dopo il suo ritorno dal pellegrinaggio in Terra Santa.

Le vecchie scuderie oggi ospitano il negozio di souvenir.

CONSIGLIATO A…

La Val Venosta offre opportunità sia agli intellettuali che ai camminatori. Buon viaggio!

2 commenti su “Oltre le mele c’è di più!

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