grande chiostro
Cuneo a km 0

Silenzio, pace e natura

Uno dei geocache a me più cari richiede una manutenzione. La situazione però si complica nel momento in cui mi rendo conto di dover pensare a una collocazione diversa per il contenitore perduto. La piacevole giornata d’inizio estate m’invoglia quindi a esplorare meglio i dintorni. Al centro di tutto, imponente e rassicurante, c’è la certosa di Pesio, in provincia di Cuneo.

Mi trovo a 859 metri sul livello del mare. Il centro di Chiusa di Pesio dista una decina di chilometri. Parcheggiata l’auto nel l’ampio piazzale, mi dedico a una rigenerante passeggiata esplorativa. Seguire i segnavia bianco/rossi è sempre una buona idea. In questo caso mi trovo a scoprire un tracciato per me nuovo ma che, in seguito, si congiunge a un tratto che conosco molto bene.

plastico della certosa di Pesio
plastico della certosa di Pesio

Certosa di Pesio: il sentiero naturalistico

Il sentiero naturalistico conduce dalla certosa di Pesio al rifugio Pian delle Gorre. Ne scopro l’inizio fiancheggiando le mura certosine. Un ponte di legno che supera il rio di San Bruno che scende dal vallone del Cavallo m’invita a seguire le indicazioni. Lo faccio senza indugio. Superati i ruderi di un vecchio edificio, mi addentro sempre più in un bosco misto. Oltre ai castagni incontro anche carpini, faggi e aceri.

Il percorso è abbastanza pianeggiante e, per un tratto, costeggia la sottostante strada asfaltata. Un delicato aroma di aglio m’introduce in una bella fioritura di aglio orsino, pianta officinale spontanea e commestibile molto utilizzata in cucina.

Il sentiero sbuca sull’asfalto. Sul lato opposto c’è un’area pic-nic che si affaccia sul torrente Pesio. Percorro alcune decine di metri e, nei pressi della fontana Dompè, intercetto il successivo tratto sterrato. È anche l’inizio di un suggestivo percorso di Lændemic Art inaugurato nel 2019.

fontana in prossimità del Villaggio d'Ardua
fontana in prossimità del Villaggio d’Ardua

Lændemic Art in Valle Pesio

Le installazioni di Land Art presenti sono state realizzate con materiali reperiti sul posto come rami, cortecce e pietre. L’Area Protetta Alpi Marittime, col progetto Alcotra JardinAlp, ha voluto valorizzare le risorse paesaggistiche incentivando pratiche artistiche che interagiscono con l’ambiente naturale nel reciproco rispetto.

Sono trascorsi due anni dal quel workshop residenziale inedito. La natura ha lentamente iniziato a riprendersi quei lavori ma, per adesso, in parte sono ancora davanti ai nostri occhi. In particolare sono ancora ben conservate le Case per uccelli di Marina Pepino.

Raggiungo quindi la casa in pietra che ospita la sede operativa del Parco Naturale del Marguareis. Una volta attraversato il ponte e raggiunto il Villaggio d’Ardua, mi trovo su un terreno che ben conosco. Infatti è da qui che solitamente parto per raggiungere il rifugio Pian delle Gorre. Tuttavia aver preso dimestichezza anche con questo tratto che parte dalla Certosa stimola la mia fantasia. Si tratta infatti del percorso invernale per ciaspolatori che, ovviamente, si unisce poi al tratto che già ben conosco.

Alcune nubi si avvicinano minacciose. Ritorno quindi sui miei passi. Il bosco e i profumi che sprigiona mi rilassano.

Veduta d'Ardua dalla certosa di Pesio
Veduta d’Ardua dalla certosa di Pesio

Certosa di Pesio: una guida spirituale per la valle

La certosa di Santa Maria in valle Pesio, chiamata più comunemente certosa di Pesio, è un edificio religioso risalente al 1173. Sin dalle sue origini fu un importante centro di vita religiosa e civile. Nel corso dei secoli subì purtroppo varie devastazioni da parte dei valligiani, dalle intemperie e, infine, dall’impero napoleonico.

Nella seconda metà del XIX secolo fu convertita in stabilimento idroterapico. Ciò le permise un periodo di rinascita che tuttavia si concluse con la diffusione di strutture simili in tutta Italia.

Il progressivo decadimento del complesso fu però interrotto nel 1934 dall’arrivo dei Missionari della Consolata che gestiscono la Certosa ancora oggi. Grazie ai restauri effettuati e all’incremento del turismo nella zona, l’edificio è ogni anno meta di numerosi visitatori.

Oltre ad aver recuperato l’originaria funzione religiosa, la certosa di Pesio ospita giovani, adulti e famiglie in cerca di momenti di riflessione e preghiera. Staccando completamente la spina dalla solita quotidianità e dalla tecnologia, ci si riconnette con sé stessi e con la natura. Solo chi soggiorna nella Certosa può accedere all’esclusiva zona del silenzio chiamata Deserto.

Per informazioni e prenotazioni potete contattare direttamente la casa di spiritualità al numero 0171 738123.

grande chiostro
grande chiostro

Certosa di Pesio: sempre aperta ai visitatori

Oltrepassato l’ingresso principale, attraverso il viale alberato e varco il portale d’ingresso. Il percorso per i visitatori è ben segnalato e corredato d’informazioni. Prima d’iniziare mi soffermo a contemplare la bella illustrazione della valle Pesio contornata dalle sue montagne, le cosiddette Dolomiti del Piemonte.

Salgo quindi lo scalone del 1700, opera di Giovenale Boetto. I gradini di pietra sono tutti d’un pezzo.

Proseguendo incontro una delle poche pregevoli opere d’arte rimaste alla Certosa. Si tratta di un affresco risalente alla prima metà del XV secolo. L’ignoto autore, ispirandosi alla scuola del Beato Angelico, raffigura la Madonna, San Bruno, San Giovanni Battista. Sotto il manto della Vergine sono inoltre presenti sei monaci sacerdoti (senza barba) e sei conversi (con la barba).

Più avanti un esaustivo plastico rappresenta la Certosa antica nel suo massimo splendore artistico e architettonico come risulta dal disegno di Giovenale Boetto del 1667.

Il corridoio si apre quindi su una suggestiva veduta d’Ardua. La collinetta col sovrastante campanile e chiesetta dedicata alla Madonna d’Ardua ricorda una battaglia avvenuta tra i Saraceni e gli abitanti del luogo. La valle Pesio era infatti uno strategico passaggio che, dalla Provenza, permetteva ai Saraceni di raggiungere le ricche terre della pianura piemontese.

La cappella Allamano, in fondo al corridoio, è dedicata al fondatore dei Missionari della Consolata. È calda e luminosa. Il silenzio che mi circonda al suo interno mi riconnette profondamente con me stessa.

cappella Allamano nella certosa di Pesio
cappella Allamano nella certosa di Pesio

Grande chiostro: il centro della vita monastica

Torno indietro lungo il silenzioso corridoio. Mi affaccio quindi sul grande chiostro, il centro della vita monastica dal 1500 al decreto napoleonico del 1802. Originariamente era di forma quadrata. Purtroppo l’ala orientale fu distrutta dopo Napoleone e quella settentrionale modificata nella seconda metà del XIX secolo. Il risultato di tutto questo è che oggi il fitto bosco sembra entrare direttamente nel chiostro.

Il luminoso porticato è lungo 250 metri ed è adornato da colonnine in stile romanico. Qui si aprivano le celle dei monaci costituite da un’umile stanza, una piccola cantina e l’orticello col pozzo. Il portico serviva per proteggere i monaci dalle intemperie quando dovevano recarsi alla chiesa per la preghiera.

Le due statue bianche marmoree nel prato raffigurano due illustri certosini in atteggiamento ascetico. Sono Raimondo e Piero, figli della nobildonna Audisia Mazzavacca che, nel 1299, fece una cospicua donazione alla Certosa per l’abbellimento della prima chiesa.

grande chiostro
grande chiostro

La chiesa abbaziale

La chiesa attuale risale al 1500 ed è stata costruita sopra quella antica del 1175, rimasta quindi interrata. Gli affreschi sono opera di Jan Claret e Antonio Parentano.

Dopo la scomparsa dei monaci nel 1802 molti dei tesori della Certosa finirono altrove. Il coro munito di preziosi stalli oggi si trova a Lurisia, il pulpito a Limone Piemonte e il battistero e lavabo a Peveragno.

Percorro alcuni metri ed entro nella chiesa antica, la parte più suggestiva dell’intero complesso. La sua austera semplicità rispecchia pienamente il senso della vita certosina. Il freddo e il buio che mi circondano sono soltanto stimoli a cercare con convinzione una connessione con la mia interiorità più profonda.

Da qui a percorrere il piccolo chiostro e, quindi, concludere la visita alla certosa di Pesio il passo è breve. E, visto che sta iniziando a piovere, pure piuttosto veloce.

Mi resta solo una cosa da fare: posizionare il geocache in un posto sicuro all’esterno della Certosa. La divertente perlustrazione effettuata mi ha permesso infatti d’individuare un ottimo nascondiglio.

porticato
porticato

📝 Consigli avventurosi

Il percorso naturalistico dalla Certosa al Pian delle Gorre ha uno sviluppo di circa sei chilometri e un dislivello positivo di 313 metri. Si compie in circa un’ora e mezza. D’inverno è fattibile con le ciaspole impiegandoci qualcosina in più.

Per visitare la Certosa con calma e leggere tutti i pannelli informativi ci vuole un’oretta.

Per soggiornare nella casa di spiritualità contattate il numero 0171 738123.

Sul magazine delle Travel Blogger Italiane racconto altre curiosità sul Parco Naturale del Marguareis.

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