Cigliè
Cuneo a km 0

Le cappelle di Cigliè

Se sei alla ricerca di una passeggiata facile e panoramica nelle Langhe, ti consiglio di provare il sentiero delle cappelle di Cigliè, in provincia di Cuneo. Si tratta di un percorso che tocca alcune piccole chiese sparse tra le colline della Langa monregalese, una zona ricca di fascino e tradizione. Oggi ti racconto la mia esperienza lungo questo itinerario che ho fatto in una splendida giornata di primavera.

Al termine della camminata ho inoltre colto l’occasione per esplorare meglio il borgo. Ho così scoperto alcuni angolini davvero belli da fotografare per rendere la tua giornata a Cigliè davvero memorabile.

Allaccia le scarpe da trekking e seguimi!

Cigliè
Cigliè

▶️ Percorso 3D

Sentiero delle cappelle di Cigliè: gli ampi panorami

Dopo aver lasciato la macchina nell’ampio parcheggio gratuito, raggiungo la chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo. È un ottimo punto panoramico da cui osservare il borgo di Cigliè che si sviluppa tutt’intorno all’antico castello medievale dei conti Capris, ancora oggi residenza privata.

Una mira di panorama sapientemente scolpita dall’artista langarolo Ivano Ghiglia permette di nominare con esattezza le vette dell’arco alpino di fronte a me. Nelle giornate più limpide la visuale spazia dalle Alpi Liguri fino ad arrivare al Weissmies, un quattromila svizzero che dista quasi duecento chilometri in linea d’aria.

Se desideri rilassarti contemplando questo spettacolo, magari al tramonto, puoi addirittura contare su una simpatica panchina realizzata con le doghe delle barriques non più utilizzabili.

Scendo in via Capris, la via principale del paese. Procedendo tra le case raggiungo la piccola cappella di San Sebastiano. La porta è chiusa ma posso osservarne l’interno piuttosto spoglio attraverso le finestre aperte.

mira di panorama scolpita da Ivano Ghiglia
mira di panorama scolpita da Ivano Ghiglia

Sentiero delle cappelle di Cigliè: lungo tratto su asfalto

Scendo a destra in direzione Montiglio. Un agricoltore, col suo trattore, sta preparando il terreno per la semina. Seguo la strada asfaltata per parecchi minuti, dapprima in discesa e poi, raggiunta una curva, in piano.

Raggiunto un gruppetto di case trovo la prima delle poche paline segnavia presenti lungo il tracciato. Vado a sinistra, verso La Gava e I Ciri. Risalendo il crinale apprezzo con piacere Rocca Cigliè e, poco distante, la torre di Castellino Tanaro, il mio paese, che svetta imponente di fronte a me.

Alcuni apicoltori stanno sistemando le loro arnie. Li oltrepasso velocemente e raggiungo il cortile della cascina Zanformento. Da qui, tra andata e ritorno, andrò a percorrere un tracciato a forma di otto.

il sentiero delle cappelle di Cigliè passa accanto alla chiesetta di San Gottardo
cappella di San Gottardo

Sentiero delle cappelle di Cigliè: fiori e boschi

Ignorando la tacca bianco-rossa che evidenza il sentiero da cui ritornerò, svolto a destra in leggera discesa. Gli alberi dalle bianche fioriture al mio fianco sono davvero suggestivi. Ma devo proseguire.

Camminando per parecchi minuti tra noccioleti e boschi misti raggiungo quindi le case di Ambrogi dove ritrovo anche la strada asfaltata. Raggiungo quindi la località La Gava e tengo la destra. L’altra strada sarà quella del ritorno. Questo è il punto d’intersezione del fantasioso otto che sto tracciando.

Una palina segnavia mi permette finalmente di abbandonare l’asfalto per inoltrarmi tra vigne e noccioleti, i paesaggi predominanti di questa parte delle Langhe monregalesi.

A un tratto la sterrata finisce ma, seguendo le indicazioni della traccia GPS, costeggio le vigne mantenendomi sul crinale. Incrocio un’anziana a passeggio coi cani e mi fermo a conversare piacevolmente con lei. Le spiego il bell’itinerario che sto percorrendo.

Dopo esserci salutate ritrovo anche la sterrata su cui proseguire. Raggiungo quindi un bivio presso un piloncino e qui svolto a destra. Salgo leggermente per poi ridiscendere e trovarmi nuovamente su asfalto.

il sentiero delle cappelle di Cigliè passa accanto al Sacrario Partigiano di San Bernardo
Sacrario Partigiano di San Bernardo

Sentiero delle cappelle di Ciglié: verso il Sacrario Partigiano

Svoltando a destra raggiungo la frazione I Ciri, al confine col comune di Bastia Mondovì. Qui mi fermo brevemente presso la cappella di San Gottardo, edificata nel XVII secolo. Al suo interno il tempo sembra essersi fermato a molti anni fa.

Svolto quindi a sinistra, seguendo la direzione per Bastia Mondovì. Al bivio successivo prendo nuovamente a sinistra e, in pochi minuti, raggiungo il Sacrario Partigiano di San Bernardo di cui ho già parlato nel post Il vento della libertà, scritto in un momento emotivamente molto coinvolgente.

In quei giorni lontani da blogger in lockdown avevo infatti capito in modo inequivocabile quanto fosse prezioso il dono che quei ragazzi ci avevano lasciato: la libertà.

Il vento soffia timidamente, la bandiera svolazza e si ferma. Come sempre ringrazio di cuore quei ragazzi che non hanno potuto diventare adulti. La ghiaia scricchiola sotto i miei piedi mentre m’incammino sulla via del ritorno.

il sentiero delle cappelle di Cigliè passa accanto alla cappella di San Giorgio
cappella di San Giorgio

Sentiero delle cappelle di Cigliè: la via del ritorno

Torno sui miei passi fino alla località I Ciri e, diversamente da quanto fatto all’andata, procedo su asfalto in direzione Cigliè. Dopo nemmeno un chilometro, seguendo le indicazioni per Ambrogi e Merluzzi, svolto a sinistra sulla stradina che mi riporta alla frazione La Gava.

Alla successiva biforcazione tengo la destra e procedo in salita. A un tratto, sulla sinistra, intercetto l’imperdibile deviazione che mi porta alla cappella di San Giorgio, situata sulla collina più alta di Cigliè. I tavoli da picnic sono un ottimo incentivo a fermarmi per una pausa rilassante. La porta è chiusa ma posso vedere l’interno attraverso le finestre aperte.

La parete sull’altare ospita una rappresentazione di San Giorgio che salva la principessa dal drago che si distingue per la morbidezza della fisionomia dei due personaggi umani.

Tornata sull’asfalto proseguo verso la cascina Frumento e da qui, nuovamente su sterrata, scendo rapidamente verso la cascina Zanformento. Da qui in poi non mi resta che percorrere a ritroso il tragitto fatto all’andata.

tra le cose imperdibili da vedere a Cigliè c'è lo spettacolare panorama dalla Panchina Gigante
Panchina Gigante di Cigliè

Cosa vedere a Cigliè: la Panchina Gigante numero 43

Ho ancora voglia di camminare ed è presto per rientrare a casa. Il tiepido sole primaverile mi accarezza dolcemente mentre scendo a piedi lungo la strada provinciale. In pochi minuti raggiungo il punto panoramico in cui è stata installata la Panchina Gigante numero 43 del Big Bench Community Project.

Il panorama mozzafiato spazia sulle Alpi Marittime davanti a me. Se ti capita, ti consiglio di venirci al tramonto per apprezzarne tutta la magia amplificata all’infinito.

La Panchina Gigante di Cigliè è stata realizzata nel 2017 in ricordo di Giuseppe Marengo detto Beppino, per tanti anni sindaco del paese e prematuramente scomparso in un incidente d’auto.

Guardiamo all’orizzonte
questo spettacolo della natura,
sogniamo un futuro sereno
con le nostre famiglie e i nostri amici,
ma viviamo intensamente

ogni giorno come se fosse l’ultimo,
la vita è imprevedibile…

Giuseppe Marengo (Beppino)
tra le cose da vedere a Cigliè ti consiglio la cappella di San Rocco
interno della cappella di San Rocco

Cosa vedere a Cigliè: le altre cappelle

Prima di tornare all’automobile mi addentro nel borgo. Raggiungo la Confraternita di San Giovanni Battista. La porta è chiusa ma alla domenica pomeriggio, dalle 15 alle 18, dovresti trovarla aperta. Trovo però un bellissimo punto panoramico che si apre nelle mura e da qui apprezzo la pianura e le montagne.

Dirigendomi verso l’agriturismo raggiungo invece la piccola cappella di San Rocco. Un cane sonnecchia proprio lì davanti. Mi avvicino e abbaia. Ma mi lascia entrare. I vecchissimi affreschi ben restaurati risalgono al XV secolo.

Raggiungo quindi l’automobile e, sulla strada verso casa, mi fermo presso l’ultima tappa della mia giornata a Cigliè: la cappella di San Dalmazzo, ottimo esempio di architettura romanica interamente costruita in pietra.

Essendo domenica pomeriggio, dalle 15 alle 18 anche questa porta dovrebbe essere aperta. Infatti è solo accostata. Non appena la apro mi sorprendo di fronte allo spettacolare ciclo di affreschi di 170 metri quadrati che ricopre l’abside e le altre pareti.

Risalgono al 1573 e nascondono la mano inconfondibile del Maestro di Cigliè, anonimo rappresentante del manierismo, corrente pittorica che imitava i modelli michelangioleschi. Quella stessa mano che, si dice, dipinse lo straordinario Giudizio Universale all’interno del santuario della Madonna dei Boschi a Boves, la cui effettiva paternità rimane tuttora sconosciuta.

tra le cose imperdibili da vedere a Cigliè ti consiglio la cappella di San Dalmazzo
gli affreschi del Maestro di Cigliè nella cappella di San Dalmazzo

📝 Consigli avventurosi

Il sentiero delle cappelle di Cigliè così come l’ho interpretato io ha uno sviluppo di 11,3 chilometri e un dislivello positivo di 330 metri. Procedendo con calma l’ho completato in circa tre ore.

La cappella di San Dalmazzo è aperta la domenica pomeriggio dalle 15 alle 18. Anche la cappella di San Giovanni dovrebbe esserlo con lo stesso orario ma quando ci sono stata l’ho trovata chiusa.

La domenica pomeriggio, a pochi chilometri di distanza, puoi cogliere l’opportunità di partecipare alle visite guidate all’interno della chiesa di San Fiorenzo a Bastia.

Alla scoperta di altre avventure #CuneoAkm0!

🧭 Itinerario

📌 Salva questo articolo su Pinterest

Mi piace se mi condividi!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *